3 ottobre 2009

Il Mio Vicino Totoro: dubbi e curiosità della versione italiana

Nel mio post Film Studio Ghibli al cinema, le solite inutili lamentele mi avete fatto notare alcune particolarità che non ritenete idonee nell'adattamento e la traduzione dei dialoghi del film "Il Mio Vicino Totoro".

Così ho pensato di fare un piccolo elenco delle curiosità e di sciogliere alcuni dubbi scovando risposte online. Cercherò anche di citarvi i punti in cui Cannarsi (traduttore e adattatore dei dialoghi del film) si è preso cura di spiegare la sua scelta su Studioghibli.org, a voi leggere con cura il tutto, io metterò dei riferimenti. Poi si può discutere sul risultatato ovviamente, ma mi faceva piacere darvi conto dei motivi delle scelte effettuate.

Ci terrei a sottolineare che a me non preme la difesa di Cannarsi, non credo neanche ne abbia bisogno da una che di giapponese conosce zero. Mi fa solo piacere potervi togliere dubbi, incertezze e comunicarvi curiosità su cui poi poter ulteriormente dialogare. ^_-

TRADUZIONE E ADATTAMENDO GENERALE DEI DIALOGHI
In molti mi dite che i dialoghi de "Il Mio Vicino Totoro" sono appesantiti da un italiano ricercato, un po' datato, e così vorrei far notare che il film è ambientato negli anni '50 e di rimando i dialoghi non possono non rifarsi a un modo di parlare giapponese tipico degli anni '50, dell'immediato dopoguerra. Spero questo aiuti meglio a contestualizzare le scelte dell'adattamento e della traduzione dei dialoghi del film e a rapportarli con i dialoghi originali. Poi se non piace, liberi di pensarla come meglio credete! ^_- Ma teniamo presente questo fattore.

Aggiungo una nota personale visto che ho avuto modo di vedere finalmente il film, io sinceramente non ho trovato nulla di strano nei dialoghi, erano in un italiano corretto e si in alcuni casi forbito ma almeno per quanto mi riguarda non mi hanno dato noia o appesantito la visione del film ne credo fossero incomprensibili per dei bambini.
Anzi vorrei aggiungere che con questo doppiaggio/adattamento il film prende un sapore e un colore che con i sottotitoli non era assolutamente possibile percepire. Almeno per me è stato come aver visto Totoro in bianco e nero e ora a colori. Poi de gustibus… ^_-

Cannarsi risponde a un utente che si lamentava di come parla il papà delle bambine.

Parla in un giapponese molto 'keigo' (cortese/formale) degli anni '50 tradotto in italiano.
Il che significa che NON è italiano. E' IN italiano. E' una differenza fondamentale.

Come ho avuto modo di spiegare ancora una volta in un recente seminario di traduzione che ho tenuto, per farla breve, "non è sensato pensare che un giapponese tradotto in italiano debba o possa suonare naturale alle nostre orecchie, perché noi non siamo giapponesi".

Nessuno di noi ha un ricercatore universitario degli anni '50 come vicino di casa.
Il signor Kusakabe non parlerà, seppur tradotto in italiano, come il nostro vicino di casa.

Se così fosse, lo considererei un mio gran fallimento. Perché sarebbe implicitamente una terrificante divergenza sostanziale da quello che l'opera è.

E aggiunge altro circa la ricercatezza dei dialoghi e le scelte per la traduzione di alcuni suffissi.

Ad esempio, che la famiglia Kusakabe è cittadina, e si trasferisce in campagna. Si deve quindi sentire un certo 'stacco linguistico'. Si nota l'imbarazzo dei contandini di fronte a un ricercatore universitario. Si nota l'imbarazzo 'sociale' di Kanta con Satsuki, persino.

'Signorino Kanta' viene usato una sola volta da Satsuki, con la madre di Kanta, perché Satsuki dice "Kanta-san". Nell'originale si sente una certa differenza tra Satsuki, figlia di un universitario e ragazzina 'di città', e i 'rustici', come la famiglia di Kanta (un simile stacco si sentiva anche nelle prime battute del papà delle bambine a Kanta e poi al padre di Kanta stesso, all'inizio del film.). In visita a casa di Kanta, parlando con la madre di lui, Satsuki usa un registro linguistico molto keigo (ovvero formale, e si nota una generale formalità di tutto il suo atteggiamento), e anche l'utilizzo del' -san per un compagno di scuola maschio alle elementari, in luogo del più neutro e comune -kun, è sicuramente parecchio keigo. Si noti che -san è in (antico) uso come default femminile, mentre -kun è per i maschi. Specie a scuola. Quindi capirai che una femminuccia che usa -san per un maschietto sia ancora più 'forte', ovvero si percepisce molto la sua parlata formale/educata/keigo. Parimenti, avrai notato che la maestra usa 'signorina' per Satsuki, che ovviamente è 'Satsuki-san' in giapponese. Ovviamente i familiari di Kanta non lo chiamano 'signorino' , ma 'Kanchan', o solo 'Kanta'.

Dunque, 'san' non è un vezzeggiativo. Al contrario, è un suffisso onorifico. Spero inoltre che la spiegazione sul suo uso in una sola situazione (nel caso di Kanta) ti abbia soddisfatto. Vi è un uso assai puntuale e regolare di tutti i suffissi originali (sia tradotti che mantenuti come 'prestito linguistico') nel testo italiano. Ci mancherebbe altro. Se Satsuki al telefono con l'ospedale dice 'solo ' "Kusakabe" per riferirsi al padre, è perché è così in originale. Se ci fosse stato '-san' avrebbe detto 'signor Kusakabe'. Non lascio mai queste cose al caso. Ogni testo ha una sua geometria interna, e va rispettata. Categoricamente.



RIFERIMENTO A TOTORO COME FANTASMA E NON COME SPIRITO
In molti mi avete fatto notare che Totoro viene chiamato fantasma e non spirito. Questa è la spiegazione che viene data per la scelta di chiamare Totoro fantasma.

Obake (no yashiki).

Obake è il termine più comune usato in Giappone per tutte le 'apparizioni soprannaturali', dal fantasma col lenzuolino addosso, a un poltergeist, a quel che vuoi tu.

Per la cronaca, il dizionario Giappone->Inglese traduce 'obake' come:

goblin; apparition; monster; ghost;

Tipo: AAAAH, OBAKE GA DETAAAA! -> AAAAH! E' USCITO (apparso) UN FANTASMAAAAA!

Tieni presente che tutto l'occidente ha di gran lunga sovrapoetizzato Totoro.

Invece che un film per bambini, tutti ci vogliono vedere la OMG POESIA DELL'OMFG SOAVE MAESTRO POETICO MIYAZAKI. Ma è una tipica sovrallettura occidentale.

E' una favola bucolica giapponese apologetica di un'Arcadia che non c'è in effetti mai stata. Non è mai esistito un Giappone come quello ritratto in Tonari no Toroto, neppure negli anni cinquanta. E' solo la mitizzazione di un proto-otaku che era bambino in quegli anni.

In tutto il film non mi pare vi sia una sola mezza definizione di Totoro come 'divinità'. Non c'è neppure riferimento spiritualistico alcuno.
Le bambine lo chiamano schiettamente 'obake' = fantasma, anche nella lettera alla mamma.

La mia speranza è che vedendo infine l'edizione italiana anche il pubblico italiano possa cogliere con naturalezza la semplicità di questa pellicola, e del suo contenuto.


SCELTA DEL NOME PER I "NERINI DEL BUIO"
L'altra perplessità o curiosità è stata quella relativa alla traduzione del nome delle palline di fuliggine chiamate dal papà makkurokurosuke e dalla nonnina susuwatari in NERINI DEL BUIO e Corrifuliggine.

1) Il padre di Satsuki e Mei, sentendo il racconto delle figlie, interpreta la cosa come un fenomeno ottico: "passando da un luogo illuminato a uno scuro si vedono i Nerini del Buio' (makkuro-kurosuke). E' il papà a 'personalizzare' per le bambine ciò che nella sua spiegazione è appunto un fenomeno ottico. Infatti, il padre dice chiaramente che 'non si tratta di fantasmi o che'.

2) In seguito, la nonnina vedendo la fuliggine sui piedi e sulle mani di Mei, deduce che le si siano mostrati i 'Corrifuliggine' (susuwatari), ovvero dei fantasmini che 'infestano' in modo innocuo le case disabitate.

In questi due topic trovate i riferimenti necessari per comprendere tale traduzione.
- Totoro, riferimenti letterari, Susuwatari
- Il vicino Totoro (ovvero, sul ri-doppiaggio italiano) - Nerini del buio


RI-DOPPIARE LA VOCE DI TOTORO
Per quanto riguarda invece la scelta di ri-doppiare la voce e i versi di Totoro il motivo è abbastanza semplice.

I versi non sono presenti nella colonna sonora musica-effetti.

Se un 'verso' non è presente nella sola colonna 'musica & effetti', è impossible riprenderlo dal mix doppiato originale 'separandolo' appunto dal mixato.


TRADUZIONE DELLE CANZONI IN ITALIANO
La traduzione delle canzoni in italiano è stata accettata e supervisionata dallo Studio Ghibli che una volta ascoltato il risultato finale ha dato la sua completa approvazione, era di basilare importanza che risultassero similissimi all'originale.

Tale scelta è stata fatta anche per "Ponyo Sulla Scogliera" anzi per questo ultimo è stata espressamente richiesta. Per entrambi i film il motivo è molto semplice, sono due film espressamente dedicati ai bambini e come tali era importante i bambini potessero goderne in toto.


LA CANTANTE DELLE CANZONI E' STATA PROVINATA DALLO STUDIO GHIBLI
La cantante, Roberta Frighi, che canta le canzoni di inizio e chiusura del film è stata provinata dallo Studio Ghibli, in quanto cercavano una voce che fosse similissima all'originale e lei era la più adatta.


SOTTOTITOLI DEL FILM
Purtroppo non so per quale motivo i sottotitoli non siano stati inseriti in alcuni punti del film dove le scritte in giapponese non lasciavano capire a noi italiani cosa vi fosse scritto, per altro erano stati forniti. Speriamo che nell'home-video si possa godere dei sottotitoli così come previsto.


Se avete altre curiosità potete lasciare un commento e farò il possibile per trovare informazioni e darvi tutte le risposte che è in mio potere scovare in rete! ^_-


(Fonte: G. Cannarsi, Studioghibli.org )

21 commenti:

  1. Riccardo624/10/09 22:53

    Grazie Vampiretta, adesso molte cose sono più chiare! ^^
    Probablmente per quanto riguarda la traposizione in "fantasmi" mi è capitato ciò che hai descritto, vedendo io Tòtoro come uno spirito protettore della foresta mi stonàva l'adattamento italiano.
    Peccato per i sottotitoli, l'ho notato anche io ma la soddisfazione di poterlo godére in italiano ha messo in secondo piano questi difetti. ;))
    Riccardo

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  2. Massimo Renaldini5/10/09 22:26

    Molto interessante (alcune parti le avevo giàlette, altre o mi erano sfuggite oppure ormai la memoria inizia a farmi difetto...). :-P

    Comunque a me, invece, alcuni spezzoni di dialogo mi sono sembrati un po' fuori luogo (ovviamente sono gusti, e altrettanto ovviamente questo non intacca minimamente nè la qualità del film nè la mia profonda riconoscenza per chi, finalmente, si è sbattuto e ha fatto arrivare nei cinema italiani i film di Miyazaki) ;-)

    Ciao!

    Massimo

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  3. Io ho trovato la traduzione e l'adattamento di dialoghi e canzoni PERFETTI, sotto ogni punto di vista, come è stato per Ponyo. Parlo da nipponista, ovvio, non da otaku. Dal punto di vista linguistico il lavoro è estremamente ben fatto, in molti momenti è persino possibile riconoscere le costruzioni o i vocaboli dell'originale giapponese! Da otaku, invece, sono rimasta stupita dalle canzoni, che sembrano eseguite dalla cantante originale, impressionante.
    La traduzione di "makkukurosuke" era difficile, io avrei detto "nerinerissimi" ma non convince neanche questo nome... difficile tenerlo in giapponese però, eh? "Nerini del buio" può andare, anche se aggiunge qualcosa che non c'è, e in un certo senso "spiega" senza ragione (in giapponese il nome non spiega niente) la provenienza di queste creaturine. I bambini non sono mica così stupidi come a volte si tende a credere ;P

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  4. Adattamento ottimo! Vedere Totoro in italiano è un piacere, le canzoni le preferisco in originale con i sottotitoli, ma è giusto che vengano tradotte, e tradotte bene. Il lavoro è encomiabile.
    Nerini del buio oltre a rendere bene il soggetto, è anche carinissimo ;)

    elflum

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  5. Ho letto l'articolo giusto ora, dopo aver visto il film in italiano, al cinema. Premetto che per me l'operazione e' meritoria, che conosco le difficolta' che si possono incontrare (ho fatto fansubbing) e conosco i film di Miyazaki praticamente a memoria, in lingua originale.

    In ultra-breve: ci sono dei punti buoni (i nerini nel buio, la sigla iniziale, e altri) e altri cattivi. Per chi vede l'opera per la prima volta alcuni potrebbero anche passare: per gli appassionati decisamente no.
    Per chi vede l'opera per la prima volta, comunque, per me alcuni punti sono stati adattati male. L'aderenza al formalismo della lingua giapponese non giustifica mei che parla come un libro stampato ("girelli" al posto di "girini" sarebbe andato bene se avesse mostrato qualche difetto di pronuncia tipico di quella eta', ma non ne ha), ne' il labiale giustifica certe ricercatezze della parlata di Satsuki ("avevi intenzione di portare quella pannocchia alla mamma", come se mei (che ricordiamo, e' una bimba in eta' prescolare) fosse abituata e capisse quel tipo di linguaggio.
    Il fatto che in giappone si usino suffissi vezzeggiativi o onorifici, e spesso si abbrevino pure i nomi ("kanta" diventa "kan-chan" ad un certo punto) lo possono capire gli appassionati, non il pubblico in genere - specialmente i bambini.
    Figurarsi poi quando il padre parla in un modo estremamente formale: si rivolge anche a dei contadini in questo modo, e anche a dei bambini - e mentre in giapponese rende una differenza di livello tra lui e il suo interlocutore, in italiano francamente sembra che venga da Marte, che sia degli anni '50 o meno: se all'epoca avessi parlato come Kusakabe a un bambino intento a far la paglia, probabilmente mi avrebbe guardato come un alieno.
    In conclusione: per me Totoro ha molto da dire anche a 21 anni dalla sua uscita, ed ha una grande forza proprio perche' e' universale - non e' necessario rimarcarcare la "giapponesita'" dei personaggi e delle situazioni. La Lucky Red ha fatto un'opera meritoria a portarlo in Italia, ma per come lo ha adattato ha tagliato fuori tutti quelli che non sono appassionati, e un bel po' di bambini a cui vanno spiegate queste cose - e quindi non se lo godono appieno.
    Spero vivamente che con i prossimi film si faccia di meglio: Porco Rosso e' un italiano degli anni '30, ma se Miyazaki ha colto perfettamente i titoli dei giornali dell'epoca, non vuol dire che tutti, magari uscendo dalla toilette, parlassero cosi'.

    Lugg

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  6. Quoto dal commento di Mara:
    "Dal punto di vista linguistico il lavoro è estremamente ben fatto, in molti momenti è persino possibile riconoscere le costruzioni o i vocaboli dell'originale giapponese!"
    Ecco, è proprio questo il problema.
    Il fatto che si possano riconoscere costruzioni e vocaboli giapponesi non è affatto un buon segno. Non è un buon segno in qualunque traduzione. Perché, per eccesso di rispetto nei confronti del testo originale, va a finire che la traduzione ha la naturalezza di un blocco di cemento.
    Alcune cose sono indiscutibilmente ben fatte: i makkurokurosuke resi con "nerini del buio" (altrettanto bella la traduzione "corrifuliggine" per susuwatari), la canzone iniziale e finale. Per il resto, sono poco soddisfatta. Assai interessante che si sia voluto rendere con la massima precisione il formale giapponese del papa' di Mei e Satsuki: il punto è che il suo linguaggio nella versione italiana non suona formale, solo legnoso, e ciò per aderenza eccessiva all'originale. Negli anni cinquanta la borghesia in Italia non parlava così, come può riscontrare chiunque abbia visto documentari o film italiani dell'epoca. Dire che "non è sensato pensare che un giapponese tradotto in italiano debba o possa suonare naturale alle nostre orecchie, perché noi non siamo giapponesi" è a mio modesto parere del tutto insensato. In base a ciò, tanto vale, se si traduce dal tedesco, lasciare intatta la cosiddetta costruzione a tenaglia delle subordinate, o inventare una forma ottativa per rendere al meglio equivalenti forme in certe lingue slave. Poco importa se chi legge la traduzione resterà basito: mica è tedesco o slavo, no?
    Quanto al "fantasma", vorrei far notare che obake si può bellamente tradurre come spirito, e sarebbe anzi più corretto: fantasma ha infatti un'accezione ben precisa in italiano (in quella più comune si riferisce a chi è trapassato), mentre spirito è di gran lunga più neutrale. Provate a chiedere a chiunque cosa gli fa pensare la parola fantasma, poi sappiatemi dire.
    La traduzione dei suffissi è un'altra nota dolente. La maggior parte delle volte non c'è modo di renderli adeguatamente in italiano, a causa del differente contesto e della differente struttura sociale. Per cui sarebbe saggio lasciarli cadere: ma fosse mai che si tradisca l'originale. In Totoro c'è Satsuki che chiama "signorino" Kanta: ora, prendere quale motivazione il keigo per questa scelta è a dir poco opinabile, perché non vi è nulla di davvero equivalente al keigo in italiano. Basti citare che nel "Tesoro del ragazzo italiano", enciclopedia impiegata dalla buona borghesia per l'appunto negli anni Cinquanta, l'impiego del termine "signorino" per rivolgersi a un pari età o a chicchessia veniva bollato come ridicola affettazione. Impiegarlo per tradurre "-san" è semplicemente risibile: non a caso, al sentirlo gli spettatori del cinema in cui ho visto Totoro hanno riso. Si vede che, non essendo giapponesi, non sarà suonato naturale alle loro orecchie.
    Potrei citare altre esempi, ma già questi sono, a mio modesto giudizio, sufficienti a qualificare l'adattamento come malriuscito. Inadatto per i più piccoli (ho perso il conto delle volte in cui sentivo vocine chiedere "che vuol dire" o "cosa ha detto"), ha lasciato perplessi gli adulti e non mi pare che abbia particolarmente convinto gli appassionati, almeno coloro con cui mi sono confrontata.
    Forse siamo noi che non abbiamo colto la geometria interna al testo. Chiediamo venia.

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  7. Io ho già espresso la mia opinione e non vorrei annoiare nessuno, ovviamente ho una visione diversa rispetto ai due ultimi utenti che hanno partecipato alla discussione.

    Soprattutto perchè, sarò contorta io, ma durante la visione non ho avvisato nulla di complesso o complicato nei dialoghi. Mi è sembrato tutto molto naturale visto il contesto del film in cui ci si trovava.

    Che il film non sia comprensibile alla massa a me sinceramente tange poco, mi piacerebbe che chi si avvicina alla visione di un film Ghibli partisse dal presupposto di vedere un film di una cultura DIVERSA dalla nostra. Tanto è vero che Miyazaki fa i film per i giapponesi, se poi vanno all'estero o no, poco gliene importa. Altrimenti sceglierebbe altri modi di esprimersi totalmente universali. Basti pensare al film "La Città Incantata", di certo non è pensato per fare il giro del mondo, il fatto che poi noi non-giapponesi riusciamo ad apprezzarlo è tutta altra cosa.

    Dunque ritrovare degli accenni, delle parole, dei tratti tipici del giapponese io lo trovo interessante figuratevi che io avrei introdotto la parola BENTO quando Satsuki prepara il pranzo. Spero che un adulto e un bambino restino incuriositi da qualcosa che non conoscono e possano cercare e trovare informazioni su una cultura diversa dalla nostra.

    Infine scusate ma un po' mi viene da sorridere, ma che bambini conoscete voi che non capiscono la frase "avevi intenzione di portare quella pannocchia alla mamma"? -_-

    La storia dei "girelli" poi non riesco a capirla. Se partiamo dal presupposto che Totoro si chiama così perchè Mei storpia la parola To-Ro-Ru che è rappresentato nel libro di favole, mi pare evidente che abbia problemi con le parole come ogni bambina della sua età. E se poi in giapponese lei quella parola la storpia, ora invece di girini poteva essere tradotta con qualcos'altro ma sempre girini non ha detto.

    Forse sbaglio io, ma su certe cose davvero non vi seguo. Comunque in fondo poco conta, conta che amiamo il film e che nel bene e nel male sia arrivato in Italia! ^_-

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  8. "Infine scusate ma un po' mi viene da sorridere, ma che bambini conoscete voi che non capiscono la frase "avevi intenzione di portare quella pannocchia alla mamma"? -_-"

    Non so quanti bambini di tre-quattro anni conosci tu. Certo non mi immagino che una ragazza di 10 anni parli cosi' a una bambina di quattro, e questo sia negli anni '50 che adesso, indipendentemente dalla nazione. Probabilmente, perche' sicuramente non sono scemi, unirebbero le parole "portare", "pannocchia", "mamma" e capirebbero lo stesso. Ma che parlino cosi' non e' naturale, checche' ne dica tu.

    Stessa storia per i "girelli". Mei non ha traccia di storpiature nel suo parlare, sembra un libro stampato. A questo punto che senso ha storpiare una parola di una bimba che per il resto usa un italiano corretto?

    Ancora altri esempi: "casa dei fantasmi" -> in italiano, anche negli anni '50, si poteva tranquillamente usare "casa stregata".

    "Che il film non sia comprensibile alla massa a me sinceramente tange poco"
    A me tange ancora di meno, ma presumo che si distribuisca un film per farlo vedere a piu' gente possibile.

    Parliamoci chiaro, io sono contento che sia arrivato e so che il lavoro e' stato enorme, ma non sopporto delle giustificazioni del tipo "ehm, ma in giapponese obake e' fantasma, con cosa lo avrei dovuto tradurre?". L'adattamento serve appunto a rendere il senso delle cose, altrimenti basterebbe una traduzione letterale, e via - e Shakespeare si beccherebbe una bella cestinatura.

    Tanto per fare l'esempio: i bakemono sono una classe di Youkai: senza andare troppo lontano, cito da Wikipedia, http://en.wikipedia.org/wiki/Obake:
    "[obake and bakemono] are often translated as ghost, but primarily they refer to living things or supernatural beings who have taken on a temporary transformation, and these bakemono are distinct from the spirits of the dead.[1] However, as a secondary usage, the term obake can be a synonym for yūrei, the ghost of a deceased human being.[2]"

    E un altro caso: "Ghost in the shell" e' stato tradotto come "lo spirito nel guscio" - e ghost in inglese vuol dire fantasma (sorvoliamo sul fatto che non sia la traduzione del titolo originale per ora). Di fantasmi, anche quando nell'originale si parla di spiriti, non se ne sente parlare - ed e' sicuramente piu' coerente con il senso della frase.

    Ripeto: il lavoro e' stato buono, ma ci sono molti margini di miglioramento che mi aspetto vengano applicate nei film successivi, mentre qui vedo delle giustificazioni risibili. Se fosse stato un problema di tempi, di costi, quello che vuoi, capirei. Invece mi si dice ceh siccome Miyazaki fa film per i giapponesi, e dobbiamo essere assolutamente fedeli all'originale, si possano far passare delle forzature evidenti come quelle. Ne ho gia' visto esempi, che in alcuni casi hanno decisamente cambiato il senso di tutto il film (vedi la battuta finale di Eboshi in Principessa Mononoke).

    Capisco che a criticare si fa sempre in tempo, e che e' gia' tanto che sia arrivato, ma gia' che si e' aspettato anni si poteva fare meglio, secondo me. E questo da appassionato, lo ripeto.

    Lugg

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  9. Lugg che sia sempre possibile migliorarsi non c'è dubbio, figuriamoci. Solo che non credo che siamo di fronte a storpiature che cambiano il senso del film tipo quelle presenti nell'assurdo doppiaggio di Mononoke Hime.

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  10. Allora, visto che su Mononoke Hime siamo d'accordo, permettimi di citarti.

    Se la Lucky Red e' "una piccola azienda che rischia molto a distribuire i film di Miyazaki in Italia" come dici tu in un altro articolo, dovrebbe cercare di coinvolgere la maggioranza degli spettatori. Cosi' come e' stato fatto l'adattamento, secondo me ha perso la possibilita' di farsi apprezzare da altri - non tutti, ma sicuramente qualcuno non soddisfatto ci sara'. Io al cinema non ero da solo, e li ho sentiti i bimbi chiedere "perche' dice questo" e "che vuol dire quello".

    E se e' stato vergognoso Mononoke Hime, perche' tradurre Kanta-san "signorino Kanta" e poi lasciare "Kan-chan"? Perche' allora "Tatsuki-chan", per aderenza all'originale? Se traduci "san" con "signorino", in italiano si poteva tradurre "Satsuki-chan" con "Satsukina", per quanto io rabbrividisca all'idea.

    E' sempre un bel film da vedere, belle musiche, ambientazioni (a parte quei due secondi di audio saltati e il labiale a vuoto della nonnina...) - e ci sara' chi se lo gode lo stesso. Ma anche se, come la stessa Lucky Red ammette nell'intervista che gli fai, "conta molto sul pubblico degli appassionati" non si capisce perche' non dovrebbe cercare di guadagnarsi altri clienti. Quanti, avendo visto Totoro, andranno a vedere Porco Rosso? E se non sara' piu' conveniente importare altri titoli, che si fa? Si aspettano altri 20 anni per Omohide Poro Poro, che pure sarebbe facilmente apprezzabile?

    Per questo non sono d'accordo quando leggo le lodi sperticate al lavoro fatto. Lodo il fatto che ci si sia provato, e che si siano raggiunti risultati apprezzabili. Altre cose sono decisamente ingiustificabili, specie per chi fa queste cose da professionista: se le so io che sono un appassionato autodidatta, chi si fa pagare, e magari si aspetta un ritorno economico, deve far di meglio - specie se l'operazione e' rischiosa.

    Poi fate vobis, io tanto me li continuero' a vedere in originale e comprarli direttamente alla fonte: non e' un problema mio.

    Lugg

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  11. @ Lugg: Io ho capito il tuo punto di vista, semplicemente sto dicendo che a me il doppiaggio non è sembrato complicato, calcolando l'ambientazione e la cultura diversa dalla nostra.
    Probabilmente sbaglio io, ma se devo vedermi un film che deve sembrare girato in italia o in occidente, non capisco che me lo vedo a fare. Figurati che io non avrei neanche tradotto "pranzo al sacco" e avrei inserito la parola bento.
    Magari sono troppo estrama e per questo il doppiaggio mi ha soddisfatto, non saprei.

    Capisco anche cosa intendi quando dici che proprio perchè la LR rischia, dovrebbe cercare di far breccia anche in chi non ha una passione per il Giappone smodata. Ma se questo significa omologare il film a tutto il resto che c'è in giro, a rendere tutto un po' banale con i soliti dialoghi e vocaboli triti e ritriti allora non sono daccordo.

    Se poi tu, che mi pare di aver capito conosci il giapponese, mi dici che delle cose sono oggettivamente sbagliate, io devo crederti sulla parola tanto quanto credo a Cannarsi, non vedo perchè non dovrei oltretutto.

    Per questo ho dato modo di poter commentare i post, perchè ognuno possa dire la sua. Ci si può sempre arricchire, no?

    Tutto qui! ^_-

    RispondiElimina
  12. Ho visto il film ieri, e sono finito qui sopra proprio cercando opinioni sull'adattamento. Premetto che ho una conoscenza del giapponese molto elementare, e che di mestiere faccio il traduttore.
    Forse è proprio per mestiere che una traduzione pedissequa come quella che è stata adottata non mi piace per niente.

    Va bene: quella giapponese è una cultura molto diversa dalla nostra. La lingua, idem. Ma non cerchiamo di far passare il Giappone per un mondo marziano. E soprattutto, non usiamo la diversità come scusa per traduzioni che, secondo me, sono pedestri, e in cui l'aderenza all'originale si mostra soprattutto come una civetteria del traduttore, che così si distingue dagli altri che invece usano il comune italiano.

    Tradurre prevede di per sé adattare, costruire un ponte fra una cultura e l'altra in modo che si incontrino. Questo non vuol dire, per citare Vampirella, "omologare il film a tutto il resto che c'è in giro, rendere tutto un po' banale con i soliti dialoghi e vocaboli triti e ritriti". Fare una traduzione ben fatta non vuol dire omologare. Vuol dire fare una traduzione ben fatta. E una traduzione ben fatta non vuol dire ricalcare costrutti e vocaboli della lingua originale. Sostenere una cosa del genere, di qualunque lingua si tratti, è una fesseria. Chiunque proponesse un testo tradotto secondo questi canoni a un qualunque editore che non abbia vezzi di distinguersi per i motivi sbagliati, si ritroverebbe messo alla porta dopo due minuti.

    Mi hanno poi molto incuriosito alcune delle motivazioni del traduttore per certe scelte lessicali. Ad esempio, cita:
    "Per la cronaca, il dizionario Giappone->Inglese traduce 'obake' come:
    goblin; apparition; monster; ghost;"
    Guarda caso, l'inglese è una delle lingue che traduco per mestiere. Posso pertanto fare una piccola notazione, ovvero che "ghost" è ben più dell'italiano "fantasma": già la sua radice (non intendo tediarvi con sottigliezze filologiche) lo indica come "essere soprannaturale", e si può quindi tradurre con "spirito" (non a caso lo Spirito Santo in inglese è Holy Ghost). Renderlo con "fantasma" adducendo come prova un dizionario Italiano-Giapponese, mi dà l'idea che la scusa sia campata in aria, e soprattutto che chi la adotta conosca l'inglese parecchio male.

    Si può discutere all'infinito su dettagli come questi, ma non è importante. La cosa che mi dà un grandissimo fastidio è che per giustificare certe scelte si sostenga che una traduzione dal giapponese non può non suonare strana a un italiano perché non è giapponese.

    Una traduzione dal giapponese, dall'arabo, dal georgiano o dal sanscrito (ve la immaginate una versione del Ramayana che traduca letteralmente strutture e metafore del testo?) non suona strana se è tradotta mantenendo un equilibrio il più possibile coerente fra struttura e significato della lingua di partenza e quelli della lingua di arrivo. Qualunque altro discorso è fuffa.

    Perdonatemi se vi ho stancato con un commento tanto lungo. E' che ho, a torto o a ragione, l'orgoglio del mio mestiere, e cose come quelle che ho letto mi fanno venire _davvero_ l'orticaria.

    Iacopo

    RispondiElimina
  13. Vampirella, io non critico gli sbagli in quanto tali: si fanno sempre e ci sono sempre giustificazioni plausibili. Oltretutto, lo ripeto, ci sono cose che state fatte bene, anche molto bene.

    Quello che critico ferocemente eì il fatto che si voglia far passare tutto cio' per una cosa perfetta e meravigliosa, come te e Cannarsi provate a fare. Non lo e': e' irrealistica e anche controproducente per la ditta stessa.
    Il controproducente l'ho spiegato, l'irrealismo e' semplice. Ho visto e letto l'italiano degli anni '30, '40 e '50 (non di persona ma in video e su carta) e non ho sentito la gente parlare cosi' come fanno parlare le bambine di Totoro. Gli errori che fa Mei sono stridenti proprio perche' per il resto parla perfettamente.

    E non e' che il giapponese debba essere per forza alieno, anni '50 o meno: in certi film di Kurosawa di quel periodo (quindi nemmeno cosi' "elitari") parlano proprio come scaricatori di porto: in giapponese ovviamente, quindi per noi sarebbe roba da educande, ma per loro sono offensivi e volgari, tradurli letteralmente vuol dire perdere il senso dell'opera. In giapponese "kono yarou" vuol dire "questo tipo/questo tizio", ma e' usato in senso offensivo. Prova a tradurlo letteralmente e poi spiegami perche' qualcuno si dovrebbe arrabbiare sentendolo.

    Non e' voler rendere i dialoghi "omologati" o "triti e ritriti", e' voler essere *realistici*.
    Totoro non e' bello perche' ambientato in Giappone negli anni '50, ma per quello che mostra. Omohide poro poro e' qualcosa che potrebbe accadere a una impiegata americana. E tu, che "se sembra fatto in occidente non capisco che lo vedo a fare", ti puoi perdere un Porco Rosso che quando c'e' da dire a qualcuno che e' un "maledetto bastardo" non si tira indietro, perche' e' italiano e ambientato in Italia? Ma andiamo, e' assurdo.

    Cosi' come assurdo sara' se, come temo, faranno parlare Porco come e di piu' dei titoli dei giornali: Miyazaki ha fatto una perfetta imitazione dello stile del tempo, ma quello che si scrive sul giornale - e nelle traduzioni - non e' la lingua che usano i personaggi.

    Ovviamente spero di essere smentito, ma soprattutto spero non mi si venga di nuovo a vendere un discreto lavoro come la cosa migliore che si potesse fare, e sperare che la compri solo perche' sono un appassionato.

    Lugg

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  14. @ Lugg: scusa ma non capisco perchè dici che io voglio far passare questo doppiaggio per perfetto o l'unica scelta corretta che si potesse fare. Non l'ho mai detto e ho anche sottolineato come a me non me ne viene niente e che cercavo di citare semplicemente ciò che l'adattatore ha spiegato per supportare le sue scelte e dare poi modo di poterne parlare con una maggiore cognizione di causa. Per cognizione di causa non intendevo che si dovesse prendere per oro colato quanto ha scritto Cannarsi ma avere la cognizione di causa delle motivazioni (giuste o sbagliate) che lo hanno portato a fare certe scelte.
    Se volevo farlo passare per perfetto e non aprire un dialogo in merito, anche fermo restando che a me il doppiaggio è sembrato ben fatto e sensato in gran parte delle scelte, avrei scritto il mio post, citato le parole di Cannarsi e disabilitato la possibilità di commentare, forse non lo sai ma si può fare.
    E invece siamo qui a discuterne, dunque non tento di far passare nulla per perfetta e meravigliosa ne dare fumo negli occhi a chicchesia.

    Io ho solo detto che le critiche mi sembrano eccessive e stridenti con quella che è la mia visione di come vorrei vedere un film tradotto e adattato. Niente di più niente di meno! ^_-

    Ora personalmente io invito sia te Lugg che Iacopo che ha scritto dopo di te, di cui ho letto con interesse l'intervento, a confrontarvi con l'adattatore. La possibilità c'è, basta scrivere due righe sul forum Studioghibli.org e confrontarsi. A questo punto la conversazione potrebbe risultare interessante per tutti secondo me.

    Vi lascio il link del topic dedicato: Il vicino Totoro (ovvero, sul ri-doppiaggio italiano)

    PS: scusate cmq il mio nick è VampireTTa, non VampireLLa! ^_^

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  15. Cara VampireTTa (ti chiedo scusa per l'errore: è che, anche causa mestiere, a una cert'ora gli occhi si affaticano :D ), ti ringrazio molto per la pazienza che hai avuto nel leggere il mio lungo intervento. Ho raccolto il tuo invito, e sono andato a leggere il topic del forum.

    Temo che mi sia passata qualunque voglia di intervenire dopo aver letto ulteriori affermazioni del signor Cannarsi, ad esempio (vado di cut&paste):

    "La strangrande maggioranza delle persone, infatti, ama 'criticare' qualcosa solo per sentirti migliore di qualcuno. Per darti un tono. E' un moto dell'animo spesso inconscio, ma spesse volte vediamo che le persone hanno bisogno di sentirsi migliori di qualcun altro. E' una cosa misera ma molto umana. In verità, molte persone parlano soltanto nel tentativo di puntellare in questo modo il loro stesso ego-border".

    Ora, chiunque si rapporti a una critica affermando cose come queste, per di più in tale jargon pseudo-scientifico, a mio giudizio è, mi si perdoni il giudizio tagliente, ben poco professionale.

    Il signor Cannarsi nelle sue risposte non tenta di motivare adeguatamente le sue scelte: pontifica. E affermare che qualcuno critichi una traduzione, o qualsivoglia lavoro, per puntellare il proprio ego-border, mi fa pensare che proprio chi sostiene ciò abbia qualche serio problema con il proprio, di ego.

    Questa cosa mi pare ulteriormente dimostrata dal fatto che, anziché impiegare per le sue traduzioni o adattamenti, come farebbe qualunque mortale, un adeguato italiano (ovvero, mirando a un rapporto il più possibile coerente fra lingua di partenza e lingua di arrivo, come ho detto nel mio fin troppo lungo post precedente), Cannarsi ne usa uno artificioso che si sforza di distinguersi per l'aderenza pedissequa all'originale. Se ne ricava l'impressione che in realtà sia lui che si voglia sentire migliore degli altri, e non il contrario.

    Il produrre qualsiasi lavoro e renderlo pubblico significa automaticamente correre il rischio di ricevere critiche. Ed è un aspetto che bisogna accettare e che anzi spesso è utilissimo, perché critiche motivate sono fondamentali per migliorare il bagaglio di conoscenze che, per i traduttori o adattatori o qualunque altra categoria, servono per compiere sempre meglio il proprio lavoro.

    Con affermazioni come quella citata, e che precludono qualsiasi confronto costruttivo, Cannarsi si comporta non come qualcuno che voglia svolgere al meglio il suo mestiere, ma come un ragazzino che mette il broncio perché qualcuno ha osato mettere in discussione il suo opus magistralis.

    Ne traggo la conclusione che qualunque tipo di scambio sul forum avrebbe ben poco senso.

    Detto ciò, cara Vampiretta, ti ringrazio per aver permesso a me e a tutti coloro che frequentano questo sito di esprimere la nostra opinione. Come hai rilevato, avresti potuto impedire i commenti al tuo post ma non lo hai fatto, dandoci modo di dare vita a una discussione che presenta numerosi spunti di interesse, e non solo per i traduttori. Un atteggiamento di apertura al confronto che personalmente trovo molto bello, e che può servire di esempio a tanti. Anche a Cannarsi :)

    Iacopo

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  16. "@ Lugg: scusa ma non capisco perchè dici che io voglio far passare questo doppiaggio per perfetto o l'unica scelta corretta che si potesse fare"

    Perche' e' quello che ho letto sui tuoi articoli e nel tuo parlare con Cannarsi e con gli altri.

    "cercavo di citare semplicemente ciò che l'adattatore ha spiegato per supportare le sue scelte e dare poi modo di poterne parlare con una maggiore cognizione di causa. "

    Da quello che ho letto io Cannarsi ha spiegato che:
    1. non e' detto che io adesso debba capire quello che dice un giapponese degli anni '50, perche' e' giapponese
    2. che la sua traduzione e' la piu' adatta in quanto aderentissima all'originale
    3. che comunque anche in italia negli anni '50 si parlava una lingua diversa e quindi e' giustificato che nel film si cambino le parole...

    Riguardo al punto 1, ho risposto che a questo serve la traduzione, e soprattutto l'adattamento - senno' pure Shakespeare sarebbe stato cestinato.
    Al punto 2, sempre perche' esiste sempre un adattamento (anche tra lingue simili), non capisco perche' rendere aderente l'italiano al costo di snaturare il giapponese sia un merito.
    Al punto 3 io ho risposto che io lo capisco benissimo un italiano degli anni '50, e ho visto anche che il giapponese degli anni '50 (almeno a giudicare dai film) non e' cosi' incomprensibile a chi conosce il giapponese di adesso.

    Ho portato esempi, ho fatto spiegazioni. Stiamo ancora perdendo tempo?

    "Io ho solo detto che le critiche mi sembrano eccessive e stridenti con quella che è la mia visione di come vorrei vedere un film tradotto e adattato. Niente di più niente di meno! ^_-"

    Tu hai detto che per te un film e' adattato bene se e' aderentissimo all'originale, a costo di perdere con la traduzione italiana il senso, tanto che per te "se devo vedere un prodotto che sembra fatto in occidente che me lo vedo a fare". Io ti ho detto che non e' cosi' e ho portato N motivi alla mia discussione. Resta pure della tua idea, non e' un problema mio - semmai della lucky red, che per i film di Miyazaki ha perso un cliente.

    "Ora personalmente io invito sia te Lugg che Iacopo che ha scritto dopo di te, di cui ho letto con interesse l'intervento, a confrontarvi con l'adattatore"

    Sono andato sul link che hai postato, ho letto i tuoi interventi e quelli di Cannarsi. Visto che per te " farlo capire a certa gente e' una causa persa" e per lui chi critica e' un invidioso, restate pure della vostra opinione: io ho portato esempi a cui non mi e' stato risposto, non ho intenzione di perdere ulteriore tempo.

    Sono contento che lo paghino, comunque.

    Lugg

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  17. @ Lugg intanto mi dispiace che te la stia prendendo così tanto e vuoi portare la discusione su toni accesi, stiamo parlando di film non credo che bisogna scannarsi per questi motivi. Se non vuoi perdere tempo, non rispondere, me ne dispiace, ma non so che altro dirti.

    Io ti ripeto che non ho detto che è il top o che Cannarsi sia infallibile, penso sempre che nei lavori di ognuno ci sia da potersi migliorare. Ho detto che a me è piaciuto, non è che posso ammazzarmi se la penso così, sbaglierò, può starci benissimo non detengo mica la verità.

    Per altro, forse non mi spiego bene io a questo punto, stiamo dicendo cose molto simili sul risultato che vorremmo dopo la visione di un film Ghibli in italiano. Poter godere del film senza che venga travisato il suo contenuto, giusto? Io non ho mai detto che la traduzione deve essere letterale anche se questo travisa il senso del film, penso proprio il contrario. Io ho detto che trovo più probabile che una traduzione molto vicina all'originale anche se meno fluida travisi meno il film di una traduzione meno vicino all'originale ma più consona alla lingua italiana. Poi va valutato di caso in caso come stiamo per altro facendo. Io ho timore che voler per forza contestualizzare all'occidente e alla lingua italiana un film che è giapponese e in giapponese possa poi travisare il significato e il contenuto del film.
    Ora tu mi dici che così non è e che invece per Totoro si è perso il senso del film con questo doppiaggio, io ti credo sulla parola e me ne dispiace. Se c'è un modo per poterlo apprezzare in maniera diversa, puoi dirmi come fare e cercherò di capirci qualcosa in più.

    Tu citi il mio intervento sul forum "farlo capire e' una mera causa persa" ma vorrei farti notare che non era una frase rivolta ne a te ne a Iacopo visto che il mio messaggio sul forum è antecedente ai vostri commenti sul mio sito, basta guardare le date.
    Il mio era un commento di carattere generale verso chi critica senza nessun tipo di cognizione di causa ne in merito di giapponese, ne in merito di lingua giapponese, ne di adattamento e traduzione solo perchè, a volte, non abituato a certe cose non le comprende.
    E per altro non può essere riferito ne a te ne a Iacopo visto che da quel che mi dite cognizione di causa l'avete entrambi ognuno nel vostro genere/lavoro/passione.

    Sinceramente se leggi il mio sito ti accorgerai che non vi è mai una presa di posizione, mi limito spesso a essere una "cronista", ora tu vuoi far intendere che voglio dare fumo negli occhi, fai pure, il mio sito è qui nero su bianco. Credo che tutto il sito valga qualcosa in più di un solo post dove esprimo la mia idea sul fatto che a me questo doppiaggio sia piaciuto e non mi ha fatto rabbrividere ascoltandolo e cerco di far conoscere quali sono state le scelte dell'adattamento lasciando poi LIBERA risposta nei commenti e indicando dove potersi confrontare con l'adattatore.

    @ Iacopo: quello che cercavo di dire sia a te che a Lugg è di cercare il confronto perchè avete gli strumenti per farlo. Il mio sito ha la sua piccola cassa di risonanza ma non di certo quanto il forum che vi ho citato frequentato sia da semplici appassionati e addetti ai lavori. Capisco che il modo di parlare di Cannarsi non agevoli il compito, ma la sua risposta presumo fosse di carattere generale. Non c'è alcun collegamento tra il mio sito e il forum e il mio sito e Cannarsi, se non il fatto che io prendo spunto da informazioni trovate li come in altri siti esteri per postare le mie News.

    Scusa la precisazione sul nick ma l'altro mi ricorda brutte cose. -_-

    Sentitevi liberi di continuare a intervenire, sempre mantenendo toni pacati, ovviamente.

    E se volete contattarmi in privato mi farà piacere, prometto che non mordo! ^_^

    RispondiElimina
  18. A distanza di quattro anni... solo io sento un sottofondo di unghie sulla lavagna ogni volta che Mei dice "e INFATTI sei un Totoro"? Come INFATTI? Qui è proprio un cadere sull'italiano, non sull'adattamento. Oltretutto è un errore che ogni tanto ricorre nella traduzione degli anime. Suppongo la prola originale sia "shikase"... non conosco che poche parole di giapponese (e pure male) e credo questa significhi, in effetti, "infatti". Ma la resa in italiano è completamente sbagliata, avrebbe più senso "e così sei Totoro".
    Va beh, lo volevo dire a qualcuno, prima o poi :)
    Ciao!
    SXN

    RispondiElimina
  19. Cannarsi ha delle opinioni e sono decisamente MOLTO radicate se si spinge a dire che la maggior parte delle critiche ricevute sono tese unicamente a puntellare degli ego-border.
    Semplicemente non gli fa onore.
    Come sono piuttosto deboli le sue argomentazioni a sostegno di scelte quantomeno discutibili.
    Il registro originale e il suo esito in italiano nel suo adattamento mostrano non solo un risultato ampiamente rivedibile, ma in certi casi (ed in maniera piuttosto grave) incoerente.
    Si può condividere o meno una scelta stilistica (ma parlare solo di gusto è riduttivo e colpevolmente semplicistico), ma è oggettivamete sbagliato non mantere una coerenza nelle scelte operate.
    E' per questo che il lavoro svolto è AMPIAMENTE migliorabile (ovvero NON di POCO), e presentarlo con malcelato orgoglio e bollando ogni critica come dettata da una invidia non meglio giustificata fa solo sembrare grottesco ogni tentativo di vantarsi del risultato finale.
    VM

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  20. Abbasso il Fattone

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  21. Ho visto il film prima di andare in Giappone e dopo (nonché dopo aver letto una dozzina di libri sulla spiritualità giapponese e dopo aver visto numerosi video sul Giappone). Direi che il film è godibile e comprensibile a diversi livelli sia dai bambini che dagli adulti e certe sfumature (che accendono il cuore) sono comprensibili a chi a vissuto e/o studiato il Giappone. Tra il mio "prima" è il mio "dopo" aver visto il Giappone, per me il film è cambiato molto ma in entrambi i casi è piaciuto: è solo aumentata la capacità di notare e apprezzare i dettagli, sono maggiori le sfumature e le emozioni che aiutano a capire i personaggi. Quindi non credo che il film sia stato snaturato al punto di favorire questo o quello spettatore. Sta tutto nella curiosità con cui lo spettatore si approccia ad un'opera scritta e pensata per un luogo a 10.000 km da qui.

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